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mercoledì 23 novembre 2011

VARIE

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21 commenti:

  1. #1 14 Ottobre 2011 - 21:34

    Mi perdoneranno i miei concittadini se mi permetto di segnalare una "piccola" notizia che ha avuto poco spazio sui nostri quotidiani. In Giappone, dopo terremoto e tsunami, sono state consegnate alla polizia banconote raccolte da privati cittadini, per un valore di 48 milioni di dollari. Migliaia di casi, da chi ha trovato buste galleggianti nell’acqua, con dentro 40 mila dollari e chi ha ritrovato banconote in mezzo alle macerie. Molti hanno anche rinunciato al compenso dovuto con grande senso dell'onore. In Italia, ogni giorno sui mezzi pubblici che trasportano studenti e pendolari, vengono commessi migliaia di atti vandalici. Nella sola Lombardia, per circa 12 milioni di euro all’anno. Ci si potrebbero comprare due treni con quei soldi. Senza contare le migliaia di ore di mancato utilizzo dei mezzi, fermi per le riparazioni. Penso dovrebbe farci riflettere sulla nostra cultura civica e sui nostri comportamenti. Non servirà per farci tornare un grande Paese, ma per essere un paese migliore forse sì.

    Daniele V.

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  2. #2 24 Ottobre 2011 - 13:09


    L‘Italia detiene il primato europeo delle morti sul lavoro, nonostante il testo unico sulla sicurezza riformato nel 2008 dal ministro Sacconi. Grandi polemiche, poi – come spesso accade in Italia – il silenzio, mentre la gente ha continuato a morire. Ora l’Europa ha avviato una procedura d'infrazione (la 14esima con multe da capogiro) contro l’Italia su quel testo. Tra i punti contestati, il meccanismo di verifica (e conseguente responsabilità) che regola la vigilanza sulla sicurezza e l’attivazione dei controlli, che Sacconi ha tolto all’ispettorato del lavoro e alla magistratura, affidandolo ad un organismo paritetico composto dalle "associazioni datoriali più rappresentative". Esatto: in Italia sul rispetto delle norme per la sicurezza da parte dei datori di lavoro vigilano le associazioni dei datori di lavoro. Come se l’arbitro di Milan-Inter fosse il presidente del Milan o viceversa. Raffinatezze italiane, l’Europa non può capire.

    Daniele V.

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  3. #3 10 Novembre 2011 - 13:02

    Sono un pensionato annicchese che percepisce una normale pensione da lavoro, sotto i 1100 euro mensili. Questa mattina mi sono recato in banca e con i miei modesti risparmi ho comprato i BPT italiani accogliendo nel mio piccolo la proposta del sig Giuliano Melati che alcuni giorni fa acquistando una pagina del "Corriere della sera" invitava gli italiani a farsi carico del loro debito. Non mi intendo di finanza ma ho una grande fiducia nel mio paese e nella moralità ed onestà di tantissimi italiani. In questi anni ,come ognuno di noi, ho beneficiato del grande benessere che questa nazione a goduto anche grazie al debito accumulato, ed è per questo che ora mi sento moralmente in dovere di ricambiare con quel poco che possiedo. Non lo faccio gratuitamente, è chiaro, perchè questi BPT hanno in questo momento un alto "rendimento" ma ha differenza di acquirenti stranieri io questi titoli li porterò a scadenza dando fiducia al mio paese. Mi permetto di invitare i miei concittadini (che possono, ognuno nelle sue possibilità) a fare altrettanto, dimostrando a questa Europa che non siamo i "burattini" che loro pensano e credono.

    Grazie per avermi letto.

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  4. Da oggi, dopo 41 anni, lo stabilimento di Termini Imerese è chiuso. 1566 dipendenti sono a casa, per ora in cassa integrazione e poi si vedrà. Per qualcuno di loro ci sarà un nuovo lavoro, forse. Per i più anziani, prepensionamenti o chissà cosa. Per molti altri il buio. Un’azienda che non produce utili non può sopravvivere, e la risposta non può essere certo che sia “mantenuta” dallo Stato. E’ già successo negli anni ’70 e ’80, e stiamo vedendo ora che significa: scaricare sul futuro i problemi del passato. Ma un’azienda non è un’entità astratta. E’ fatta di padri e madri di famiglia. Piccoli imprenditori che s’ammazzano perché non sanno come pagare gli stipendi ai loro dipendenti; quadri, impiegati ed operai che dopo trent’anni e passa di lavoro fatto con passione e competenza, finiscono in mezzo ad una strada. Intanto, poco lontano nel mondo, abili broker muovono miliardi di dollari dagli schermi dei loro computer, guadagnando e facendo guadagnare milioni ad anonimi investitori, che forse useranno quei soldi solo per accumulare altri soldi. Qualcosa non va, in questo mondo che sembra andare verso la fine. Nessuno – neppure chi potrebbe – sembra voler far niente per cambiare questa corsa verso il baratro. Fino a quando, chissà.

    D. V.

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  5. La ricchezza netta delle famiglie italiane è stimata da Banca d’Italia in circa 8.600 miliardi di euro. Rappresenta il 5,7 per cento di quella mondiale, superiore alla quota italiana del PIL mondiale (3 per cento) e molto superiore a quella della popolazione del mondo (1 per cento). Insomma, siamo un paese ricco. Però, sempre secondo Banca d’Italia, questa ricchezza non è uguale per tutti. Molte famiglie sono povere, la metà detiene appena il 10 per cento della ricchezza nazionale: pensionati, lavoratori dipendenti del privato, giovani. Invece, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata: il 10 per cento più ricco detiene quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva. Gli italiani sono poco più di 60 milioni di abitanti. Il 10 per cento di essi, 6 milioni di persone, possiede quindi una ricchezza netta di 3.870 miliardi di euro, poco meno del doppio del nostro Pil. Se a questo 10 per cento di popolazione applicassimo una leggera patrimoniale (6 per mille, come l’Ici) ricaveremmo un gettito di 23 miliardi di euro all’anno. Una somma difficilmente ricavabile con altre misure, pure legittime e magari utili come la riforma pensioni, o aumento Iva, ripristino dell’Ici per tutti, eccetera. Sarebbe bene, quando sentiamo parlare i vari partiti, sindacati, forze sociali, ricordare queste poche cifre.

    D. V.

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  6. Dopo un eroica lotta durata circa due anni Felice Crosta, avvocato alto dirigente della Regione Siciliana, si è visto riconosciuto dalla Corte dei Conti il diritto a ricevere una pensione di 496 mila euro all’anno, 41.600 euro al mese, 1.369 euro al giorno – naturalmente lordi – per i servigi resi, invece della più modesta cifra di 219 mila euro annui che l’Ufficio del personale gli aveva assegnato. Una cifra che l’eroico lavoratore si era guadagnata per i servigi resi reggendo per quasi un decennio gestendo l’emergenza rifiuti in Sicilia. Un grande successo: oltre un miliardo di debiti. La gara (?) per i termovalorizzatori annullata dall’Unione europea. La Sicilia sepolta dalla spazzatura. Non dimentichiamo queste cifre concittadini annicchesi, seppur modeste ci serviranno per valutare, capire.

    D. V.

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  7. Non è più tempo di favole.........
    Gianni ha 82 anni e vive con una pensione da 1.100 euro al mese nella sua casa di proprietà. Marco ha 48 anni è un dirigente d’azienda, con un reddito lordo 100 mila euro all’anno e la casa in affitto. Marco ha tirato un respiro di sollievo, quando ha saputo che il governo non ha innalzato le aliquote Irpef per i redditi più alti. Poi ha pensato a suo padre Gianni che dovrà pagare la nuova ICI, con tanto di rivalutazione della rendita catastale e non avrà per due anni l’indicizzazione della sua pensione. Ha deciso che gli darà una mano, se suo padre glielo permetterà. Ha pensato che forse c’è davvero qualche cosa che non va, se in una famiglia si chiede tanto a chi ha poco e qualche briciola a chi ha un po’ di più. C'è pure chi non paga e non ha mai pagato nulla, ma si sa che anche questa non è una buona cosa per il nostro paese.
    D. V.

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  8. Giovanni Schiavon, un uomo come tanti, è morto. Era un imprenditore del padovano, aveva un’azienda edile conosciuta e stimata. Giovanni è morto sparandosi un colpo di pistola alla tempia nel suo ufficio. Ha lasciato un biglietto alla moglie e ai due figli, chiedendo perdono. Una storia come tante, un po' triste, che è passata quasi inosservata sui giornali. Giovanni era un uomo come tanti, non molto diverso dai suoi dipendenti in cassa integrazione, da quel funzionario di banca che gli ha negato altro credito, da quegli amici che non si sono visti nel momento del bisogno, da quel cliente che non lo ha pagato, forse perché anch’egli con l’acqua alla gola. Una vita onesta andata perduta. Oggi siamo tutti più poveri in questa Italia distratta, un "giusto" ci ha lasciato.
    D. V.

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  9. Troppi sacrifici! Gli italiani sono costretti a ridurre drasticamente (-18%) la spesa per il cibo durante le festività natalizie: è stato, secondo la Coldiretti, il peggior Natale dal 2000. Però, sempre secondo le stime della Coldiretti la spesa è stata complessivamente di circa 2,3 miliardi di euro. Che sono una cifra niente male. Grandi sacrifici, che non hanno però impedito che – sono sempre stime della Coldiretti – circa un quarto di quel cibo sia finito nella spazzatura. Quasi 600 milioni di euro di alimenti buttati in pochi giorni. Chissà se i milioni di cuoricini di quei bambini che ancora muoiono di fame in questo allegro mondo sentiranno che qui le tasse sono troppo alte.

    D. V.

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  10. Una storia a lieto fine, quella del capitano del Parma Morrone, che domenica ha lasciato precipitosamente lo stadio di Bologna, dove era in corso una partita del campionato di serie A, per correre all’ospedale di Parma, dove suo figlio di 6 mesi era ricoverato per gravi problemi respiratori. Il piccolo ora sta bene, per fortuna. I media hanno largamente lodato il gesto della dirigenza parmense, dell’allenatore Roberto Donadoni, dell’arbitro Bergonzi, che hanno avvisato il giocatore e gli hanno “permesso” di abbandonare la partita e di correre all’ospedale. Una storia a lieto fine, dove – come spesso accade di leggere in questi ultimi tempi – quello che sembra solo un normalissimo comportamento “umano” – come consentire ad un padre al lavoro di correre al capezzale di suo figlio in pericolo di vita – diviene un gesto mirabile, una vicenda edificante, un esempio da imitare. Siamo talmente abituati alla disumanità del mondo, che un semplicissimo gesto umano ci fa commuovere. Credo che non siamo messi tanto bene concittadini Annicchesi.

    D. V.

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  11. Giovanni ha 8 anni. E’ un bambino come tanti, che vive in un posto come tanti. La mattina va a scuola, torna a casa, studia, poi la mamma lo accompagna a fare atletica. Il papà di Giovanni si chiama Francesco, e lavora in un cantiere. Giovanni aspetta sempre che suo padre torni dal lavoro, la sera, perché lo porta al parco, prima di cena. Parlano, scherzano, guardano pure le ragazze che passano silenziose e leggere come farfalle tra i fiori. Giovanni aspetta tutti i giorni il papà, e mentre lo aspetta, guarda la TV in silenzio. Ma oggi in TV non c’è la solita trasmissione, ma un noioso dibattito in cui uomini ben vestiti parlano, parlano, parlano. Parlano di sicurezza. Perché nessuno è più al sicuro, siamo tutti minacciati. Ci vogliono provvedimenti forti, perché gli italiani possano tornare ad essere tranquilli, come un tempo. Adesso, mentre quei signori continuano a parlare di sicurezza, di immigrazione, di misure speciali e urgenti, Giovanni si fa impaziente. Passano i minuti e papà non arriva, e lui va avanti e indietro dal divano, e ogni tanto guarda dal vetro della finestra. Fuori c’è un bel sole, è un pomeriggio che sembra annunciare l’estate. Giovanni aspetta impaziente, perché papà gli ha promesso che oggi tornerà con un bel regalo: un aquilone, che Giovanni ha visto sabato scorso al centro commerciale. Giovanni ne aveva uno, ma qualche settimana fa si è distratto, tirava il vento, e l’aquilone gli è sfuggito di mano, Giovanni piangeva mentre lo vedeva volare nel vento. Oggi il suo papà gliene porterà un altro, e Giovanni non sta nella pelle dalla gioia. Ma se papà ritarda – a volte capita, perché i soldi non bastano mai e lui si trattiene al cantiere per racimolare un po’ più di soldini, magari per comprare un nuovo aquilone a suo figlio – oggi non faranno in tempo ad uscire, e Giovanni ci rimarrà male. Improvvisamente, squilla il telefono, la mamma va a rispondere, e Giovanni la sente gridare. Non capisce cosa stia succedendo, ma sa solo che improvvisamente la casa si riempie di gente, ci sono i nonni, la zia, i vicini, mentre mamma è sparita e papà ancora non torna. E’ strano, perché si sta facendo buio e lui non ci mette mai tanto tempo. Sente voci confuse e un pianto sommesso, il nonno Angelo che impreca, che dice che in Italia muoiono ogni anno oltre 1.300 persone sul lavoro: è il paese con più morti sul lavoro d’Europa. E sente lo zio Michele che grida che non c’è sicurezza nella fabbriche e nei cantieri, che più di 900 mila persone l’anno si fanno male. Giovanni ascolta, ma solo quando vede sua madre rientrare in casa, pallida come non l’ha mai vista, con gli occhi gonfi di pianto, capisce. Papà, come un passerotto sperduto, è caduto dall’impalcatura del quarto piano del suo cantiere ed è volato via nel vento. Giovanni resta in silenzio, e qualcuno gli dice che è ormai grande e che deve essere forte, mentre lui vorrebbe farsi piccino come quando la notte tuona e lui corre nel letto in mezzo a mamma e papà. Ed ora, solo, seduto sul letto, guarda lontano oltre i vetri della sua stanzetta ed inizia a piangere in silenzio.

    !. !.

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  12. Era pomeriggio, il 4 maggio 1886, e c’era una leggera pioggia. Un uomo parlava da un carro ai lati della strada. Eravamo tanti. Improvvisamente, mentre la pioggia cadeva e il vento soffiava sui nostri visi, si è scatenato l’inferno. La polizia sparava all’impazzata e molti sono rimasti lì per terra con lo sguardo perso nell'azzurro di quel cielo. Dissero che erano traditori ma non era mica vero, bastava guardare le carte. La loro colpa era solo quella di essere dei sindacalisti, degli anarchici, di aiutarci a lottare per i nostri diritti. Ci fu un processo, ma fu una vergogna. E così, l’11 dicembre 1887 August Spies, Albert Parsons, Adolph Fischer, e George Engel sono stati impiccati. Soffiava un vento leggero quel giorno a Chigago, e cadeva una pioggia ghiacciata e ostile. Non so se qualcuno di voi ha mai visto gli occhi di un uomo che muore. Io sì. Loro ci hanno messo ore e ore a morire soffocati, e anche qualcuno di quei signori che ghignavano ad un certo punto è impallidito e ha gridato: “Basta”. Mi sembra ancora di sentire la voce di August, che prima di morire ha detto “Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che strangolate oggi”. Li hanno sepolti nel German Waldheim Cemetery di Forest Park, un sobborgo di Chicago. Li hanno sepolti nel German Waldheim Cemetery di Forest Park, un sobborgo di Chicago. E poco tempo fa, era il 1893, venne innalzato il monumento ai martiri di Haymarket, come li hanno chiamati. E sempre in quell’anno, il 26 giugno 1893 il governatore dell’Illinois firmò i provvedimenti di grazia per Fielden, Neebe e Schwab, dopo aver constatato l’innocenza di tutti gli imputati: già, August, Adolph, Albert e George erano morti innocenti. Ed è per questo miei cari figli, miei adorati Bert e Tom, che ormai siete due ragazzi grandi, ogni anno il primo maggio vengo qui, a piangere davanti a questo monumento. Anche oggi con questo pallido sole, con i fiori colorati che galleggiano davanti agli occhi. Sono qui per ringraziare chi è morto per la giustizia, per la libertà e per un mondo migliore. E perché ci sia sempre la memoria nei nostri cuori, anche quando i visi degli uomini e le loro parole diventano ricordi sbiaditi. Penso a voi, alla mia Beth che prepara la focaccia la domenica, e a loro, ai martiri di Chicago. Alle loro mogli e ai loro figli, a cui resta solo il ricordo lontano di un marito, di un padre. Di un uomo da piangere.

    Buon primo maggio, ieri, oggi, domani.

    MesaTeka

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  13. Da"La Provincia"di ieri venerdì 12 ottobre.
    "Le acque non erano inquinate,tanto è vero che quando è stata effettuata la ripulitura del corso d'acqua sono stati notati pesci vivi e vegeti".
    Caro assessore ai lavori pubblici e all'AMBIENTE preso atto della sua COMPETENZA AMBIENTELE mi permetto di farle una domanda.
    LEI E LA GIUNTA DI CUI FA PARTE MANGERESTE UN BEL FRITTO DI QUESTI ARZILLI PESCIOLINI?
    Potrei fermarmi a questa battuta ma ho altre domande da porgerle ad esempio quali sono gli svantaggi di questo sistema di fitodepurazione e per quale motivo non si è intervenuti in precedenza?

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  14. Lascia la politica. No, si ricandida a premier. Vuole una nuova legge elettorale. No, preferisce il Porcellum. Basta accordi con la Lega. No, vuole l’alleanza con la Lega. Sponsorizza Alfano, il suo delfino. No, lo manda a cagare. Vuole un ruolo di primo piano per Monti. No, la peggior sciagura per l’Italia è stata Monti. Ha avuto la grande intuizione del partito unico del centro destra. No, vuole spacchettarlo perché insieme non si può stare. Ne ha abbastanza degli ex fascisti, ognuno per sé. No, vuole federare tutti assieme contro i “comunisti”. Farà l’alleanza con Casini e Montezemolo. No, meglio Storace e Santanché. L’Europa è il nostro orizzonte imprescindibile. No, l’Europa è la causa di tutti i mali. Questo è lo “statista” a cui milioni di italiani hanno affidato le sorti dell’Italia. Il “dinosauro” che si prepara al ritorno, con l’idea di riguidare il Paese verso “un nuovo miracolo italiano”.

    Carlo C.

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  15. Il 4 ottobre 1964 veniva inaugurata – 8 anni, 4 mesi e 15 giorni dopo la posa della prima pietra – l’Autostrada del Sole: 755 chilometri per andare da Milano a Napoli, 853 ponti e viadotti, 572 cavalcavia, 35 gallerie, trapassando l’appennino tra Bologna e Firenze e le colline ondulate della Toscana e del Lazio. Una grande conquista dell’Italia moderna, costata 250 miliardi di lire; prima dell’Autostrada, per andare da nord a sud servivano ore, anzi, giorni. Dopo, tutto è cambiato: siamo stati anche un po’più italiani.Certo, era l’Italia del boom economico, de “Il Sorpasso”, dell’ottimismo, della nave che va. E non bisogna avere nostalgia: perché fu anche l’era della cementificazione selvaggia. In quel tumultuoso sviluppo ci furono contraddizioni, guasti, in nuce persino l’Italia arruffona e malandrina di oggi. Però. Però, oggi, l’idea di fare in poco più di otto anni un’opera così importante e monumentale, così “strategica”, giusta o sbagliata che sia, non è neppure concepibile. Neppure ipotizzabile. E non è solo una questione di soldi che non ci sono, né di comitati civici che si mettono di traverso, giustamente a volte e ingiustamente altre. No, è qualcosa di più profondo. Eppure siamo sempre noi, con il nostro casino, i nostri difetti, le nostre inconcludenze.
    Cosa ci è successo, amici?

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  16. Una mattina polverosa in una strada di qualche parte del mondo. Kayra cammina, in braccio un fagotto che strilla. Sembra una bimba che va a scuola con in braccio il suo bambolotto, invece è una mamma che si reca la lavoro con il suo bimbo in braccio. E anche se ha solo 15 anni è una legittima sposa, perché nel mondo ogni anno 7,3 milioni di ragazzine diventano mamme e quasi tutte sono legittime spose perché ogni anno si celebrano più di 14 milioni di matrimoni di spose bambine. La guiderà l’istinto, e sarà forse una buona madre, una moglie felice e una donna che trova la sua strada e, tra mille difficoltà, vive la vita. Ma non sarà la vita che si è scelta, ma quella che le hanno imposto: i genitori, l’ambiente, la povertà, l’ignoranza. E, anche se in altre parti del mondo si cresce più in fretta che in questo Paese di vecchi, sarà sempre una bimba a cui hanno rubato l’infanzia, l’adolescenza. La vita. Kayra cammina, in braccio il suo bimbo che piange. Il sole scende e domani è un altro giorno. Mentre leggevate questo articolo e i nostri telegiornali starnazzavano di Silvio B., 27 ragazzine minorenni si sono sposate; 14 di loro sono diventate mamme. Strappate all’infanzia e all’adolescenza nell’indifferenza generale.

    ......!

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  17. C'era una volta
    Enrico De Nicola era un uomo di destra, un liberale: non era neppure un antifascista. Non fu esule, anzi: fu prima presidente della Camera e poi Senatore del Regno durante il ventennio. Non era un leader carismatico, anzi: era prudente al limite dell’indecisione. Non urlava, non aizzava le folle, non s’interessava alle poltrone, anzi: accettò con riluttanza di essere il primo Presidente della Repubblica italiana, lui che era sempre stato un monarchico convinto. Era un uomo umile, una persona onesta e perbene: arrivò da solo con la propria auto quando venne eletto Presidente. Non si stabilì al Quirinale, non accettò un centesimo di stipendio né di rimborsi spese, anzi: pagava di tasca propria. E agli incontri ufficiali arrivava con un cappotto rivoltato, riparato da un sarto napoletano. Chissà cosa starà pensando, seduto su una nuvola, guardando questa notte della Repubblica. E chissà cos’è accaduto in questi 54 anni alla destra italiana, per passare da Enrico De Nicola a Silvio Berlusconi.
    .....!

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  18. C’era una volta, in un paese lontano, un piccolo bambino (che chiameremo "Enrico") al quale avevano insegnato fin da piccolo – era una tradizione di famiglia – come si esercitasse, in quel Paese, il potere. Il piccolo, che aveva tanto studiato e viaggiato, pensava servissero competenza, capacità comunicativa, propensione a pensare lungo, ad avere una visione del futuro da coniugare nell’esercizio quotidiano della gestione degli interventi. Ma capì presto che non era così. Nel suo Paese, il paese dei balocchi, ci voleva ben altro: faccia di bronzo, capacità di non decidere nulla dando l’impressione di fare rivoluzioni, rinviare a domani quello che serviva ieri ma non avevi la forza di fare oggi. E soprattutto sparare ogni giorno dichiarazioni alla stampa, più mirabolanti possibile, meglio se sui giornali di altri Paesi. Il bambino, che non era affatto stupido, imparò ben presto la lezione. La mise in pratica, e diventò capo del governo. Il paese dei balocchi affondò, sotto il peso delle ball! Ma tutti erano felici e contenti.

    ....!

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  19. Anonimo17 dicembre 2013 19:01
    Di solito i "forconi" di turno diventano delle grandi forchette!

    Dopo una rapida indagine, si è scoperto che i “capi” del cosiddetto movimento dei forconi sono piccoli e medi imprenditori alle prese con Equitalia, procedure fallimentari e pignoramenti. Storie molto comuni: assegni scoperti, mancati versamenti di contributi Inps, protesti. Gente che non sfigurerebbe accanto al personaggio di Gasmann de “Il Sorpasso” o in tanti film di Alberto Sordi. Sinceramente e senza offesa, dovendo scegliere tra i politici e questi qui non è che si guadagni nel cambio. Di sicuro la soluzione alla crisi dell’Italia non passa per questa gente, che arranca aggrappandosi a tesi balzane come l’uscita dall’Euro o le Banche cattive per difendere la propria mediocrità, mentre nel mondo la competizione globale si combatte a colpi di innovazione, investimenti in tecnologia, idee e creatività. Bisognerà mettersi in testa che fare l’imprenditore non è un mestiere facile, perché in genere sono i “migliori” ad emergere e quelli “meno bravi” ad affondare. E’ triste, ma è il mercato. E, anche nell’Italia delle burocrazie inette e delle procedure farraginose (cose ovviamente da combattere e cambiare) c’è chi ci riesce, e pure bene. Di questo passo finiremo per rimpiangere i tempi dei sessantottini d’anatan: quelli del 18 politico, dei complotti internazionali della trilaterale e altre menate del genere. Almeno quelli avevano la scusa della giovinezza, nel blaterare sciocchezze.

    ....!

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  20. Anonimo30 settembre 2014 23:03
    L'uso della fascia tricolore da parte del soggetto che rappresenta la comunità locale si caratterizza per il suo valore altamente simbolico, reso ancor più evidente dalla modifica apportata dall'art. 4 della legge 15 maggio 1997, n. 127 all'art. 36, comma 7, della legge 8 giugno 1990, n. 142 [1].

    Il più recente intervento normativo, con il quale è stato espressamente disposto che "distintivo del sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del comune", è di carattere sostanziale e significativo, laddove si ponga mente al processo di trasformazione ordinamentale in atto nel nostro Paese e alla particolare valenza nella cura degli interessi pubblici conferita al sindaco con il sistema della investitura diretta.

    Viene attribuito ad un elemento simbolico una specifica funzione che è distintiva, siccome finalizzata a rendere palese la differenza tra il sindaco e gli altri titolari di pubbliche cariche e che, nel contempo, sottolinea l'impegno che il sindaco si assume nei confronti dello Stato e della comunità locale.

    Non a caso la disposizione segue immediatamente, nel corpo normativo, la nuova procedura del giuramento del sindaco e del presidente della provincia davanti ai rispettivi consigli: le due norme risultano così accomunate sotto il profilo del significato istituzionale.

    La disciplina dell'uso della fascia tricolore non è dettata compiutamente dalle norme, ma è rinvenibile in talune disposizioni di legge e di carattere amministrativo via via emanate e riguardanti per lo più aspetti settoriali del problema; ed in realtà, è legata principalmente alla natura delle funzioni sindacali, di capo delI'amministrazione comunale e di ufficiale di governo.

    Nell'uso corrente si è affermata la consuetudine che il sindaco indossi la fascia in tutte le occasioni ufficiali, in qualunque veste intervenga. Per il significato del tricolore statuito dall'art. 12 della Carta Costituzionale [2]; ciò richiama tangibilmente nell'immaginario collettivo il principio costituzionale dell'unità ed indivisibilità della Repubblica.

    L'alto ruolo istituzionale svolto dal sindaco impone, pertanto, un uso corretto e conveniente della fascia tricolore nell'avvertita consapevolezza della dignità e del decoro della carica, e tale da non scalfire la realtà dello Stato come elemento di unità giuridica, nel cui ambito ogni cittadino è tenuto a partecipare al mantenimento dei valori che lo caratterizzano e lo fondano.

    Va tenuto presente, a tal fine, che l'art. 54 della Carta Costituzionale [3], nell'imporre a tutti i cittadini il dovere di fedeltà alla Repubblica, statuisce per gli amministratori l'ulteriore dovere di adempiere con disciplina ed onore le funzioni pubbliche ad essi affidate.

    Il sistema delle autonomie, infatti, anche nelle sue più avanzate rappresentazioni e concretizzazioni, ha comunque un limite, connaturato alla stessa essenza dell'autonomia: che è quello di dare luogo ad ordinamenti liberi di autodeterminarsi entro la cornice ben definita di un ordinamento generale che, originario e sovrano, determina i caratteri peculiari ed il modo di essere di tutti i soggetti che in esso si trovano a coesistere e ad operare.

    Si invitano le SS.LL. a partecipare quanto precede ai vertici degli enti territoriali, sottolineando che il delicato ruolo che l'attuale assetto ordinamentale riserva agli organi esponenziali delle comunità locali implica sempre adeguati canoni comportamentali.

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  21. Anonimo14 settembre 2014 17:44
    Domenica 12 Ottobre verrà eletto il presidente della nuova Provincia di Cremona saranno chiamati alle urne tutti i Sindaci e tutti i consiglieri comunali.Si sta delineando in modo netto una contrapposizione tra il candidato del partito democratico Galimberti(Sindaco di Cremona) e il candidato di forza italia Rossoni(Sindaco di Offanengo).Sarebbe interessante sapere qual'è l'orientamento del nostro Sindaco e dei nostri consiglieri chiamati a votare in nostra rappresentanza.

    G

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